Mangiare l’Uva fa bene!

Una vera e propria fonte di benessere, si potrebbe paragonare ogni chicco d’uva a una piccola farmacia ambulante.

Molto ricca di zuccheri direttamente assimilabili (glucosio, levulosio, mannosio). Inoltre contiene acidi organici, sali minerali (potassio, ferro, fosforo, calcio, manganese, magnesio, iodio, silicio, cloro, arsenico), vitamine A, del gruppo B e C, tannini (nella buccia), polifenoli.

Ecco i 6 buoni motivi perché….

  1. Soprattutto per chi soffre di problemi circolatori a livello venoso. Infatti è indicata nel trattamento delle emorroidi, per la fragilità capillare e per trattare la flebite.
  2. Grazie alle proprietà astringenti aiuta a prevenire le piccole emorragie. Il consumo di uva durante il giorno è anche utile per le donne in menopausa per alleviare quei fastidiosi disturbi, come vampate di calore, giramenti di testa e sbalzi d’umore.
  3. Il suo contenuto di acido tannico e di fenolo dà al frutto delle proprietà antivirali. Si può tagliare un acino a metà e strofinarlo sull’herpes simplex per favorirne la guarigione.  Chi soffre di anemia o affaticamento può sfruttare la stagione autunnale per alleviare questi sintomi consumando l’uva. Le sue proprietà depurative e diuretiche sono indicate per curare la gotta, l’artrite, l’uricemia e l’iperazotemia.
  4. Nella buccia dell’uva nera si trovano i polifenoli e il resveratrolo che hanno proprietà anticancro e antiossidanti, inoltre sono un ottimo coadiuvante in caso di stitichezza.
  5. Utilizzare l’uva per fare una maschera astringente e rivitalizzante. Ridurre in poltiglia alcuni acini e applicarli su viso e collo, la composizione e la cellulosa contenuta renderà la pelle luminosa e purificata.
  6. Si può ottenere un collirio naturale diluendo della linfa fresca ottenuta dai tralci tagliati in primavera in acqua distillata. E’ possibile usarlo anche puro. La linfa è anche un ottimo cicatrizzante per piccole ferite e utile in  caso di calcolosi renale e biliare.

 

„Poca uva fa la vigna pampinosa;  E il dire e il far non son la stessa cosa.“ —  Niccolò Forteguerri 1674 – 1735